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A cura di Francesca Marchesini e Vanessa Mangiavacca
In collaborazione con dAS Festival

In film, I can make the world dance. Così scrisse Maya Deren, une delle figure più importanti del cinema d’avanguardia, nonché pioniera di quello che sarà poi definito coreocinema. Se ci avviciniamo al pensiero di Maya Deren dobbiamo iniziare a osservare e immaginare il mondo come un grande palcoscenico in cui corpi danzanti possano esibirsi. 

La storia della danza va di pari passo con quella della civiltà, dai rituali religiosi alle rappresentazioni teatrali. Nella società contemporanea, la rivendicazione di uno spazio per mezzo del movimento del proprio corpo è ancora un gesto politico, soprattutto quando le pluralità di identità a esso collegate sono fluide, non conformi al pensiero dominante. La danza è un istinto primordiale che spinge al moto, un elemento di spontaneità ed emancipazione, di collettività, aggregazione ed espressione del sé. Un popolo che non può danzare è un popolo oppresso e le possibilità che ha quest’arte di manifestarsi all’interno di una società sono il simbolo della sua libertà. Occorre quindi domandarsi: posso danzare in questa casa? Posso danzare in queste strade? Posso danzare nel mondo?

È questa l’idea di fondo che guida il nuovo focus tematico di Concorto Film Festival, accompagnato da un talk tematico con dAS Festival, il primo festival multidisciplinare dedicato alle arti della danza e della coreografia sul territorio piacentino.

In visione:

And me I’m dancing too di Mohammad Valizadegan, Iran, Germania, Repubblica Ceca, 2023
Impossible image di Karen Pearlman, Paesi Bassi, 2023
Physical culture di Anna Bogomolova, Paesi Bassi, 2022
Nunca fuimos un desierto (We were no desert) di Agustina Comedi + Chiachio & Giannone, Argentina, 2024
Terra Mater (Mother Land) di Kantarama Gahigiri, Ruanda, Svizzera, 2023