Skip to main content

a cura di Vanessa Mangiavacca e Alice Capitani

Il lavoro è uno dei grandi miti dell’immaginario della società capitalista occidentale, un nodo inestricabile di sfide sociali, economiche e culturali che definisce chi siamo. Tra catene di montaggio, sfruttamento, gesti di cura invisibili, abusi e precarietà, si sgretola l’idea del lavoro come strumento di realizzazione personale.

Eppure, il lavoro è anche un mezzo di emancipazione e affermazione, un diritto da difendere  collettivamente, spesso ignorato anche quando ci viene data la possibilità di esprimerci su di esso, e ne è conferma il fallimento dei referendum dell’8 e 9 giugno. È su diritti e tutele che si concentra Get to Work, con una selezione di cortometraggi internazionali. Storie di vita, spesso spezzate, che si snodano tra miniere, fabbriche, macellerie e cantieri: luoghi segnati dalla fatica di corpi maschili. Sono infatti uomini i protagonisti di questi spazi, a dimostrazione di come le narrazioni possano alimentare gerarchie e stereotipi di genere negli ambienti di lavoro. 

Per questa prima edizione abbiamo scelto di non includere storie di donne lavoratrici, consapevoli delle differenti stratificazioni da tenere in considerazione in relazione al rapporto tra pubblico e privato, tra casa, lavoro e società. Get to Work abbraccia inoltre due tra le questioni più importanti e urgenti della contemporaneità, crisi ambientale e immigrazione, nella speranza che siano presto parte di un’unica lotta.

In visione:

24 Cinematic Points Of View Of A Factory Gate In China di Ho Rui An, Singapore, Spagna, 2023, 25′
In Retrospect di Mila Zhluktenko & Daniel Asadi Faezi, Germania, 2025, 14′
Mercenaire di Pier-Philippe Chevigny, Canada, Quebec, 2024, 15′
Niederurnen, GL di Anna Joos, Svizzera, 2025, 20′
Progress Mining di Gabriel Böhmer, UK, Svizzera, 2024, 16′
Trokas Duras di Jazmin Garcia, USA, 2024, 17′