a cura di Vanessa Mangiavacca e Alice Capitani
In un Paese in cui la disoccupazione sembra diminuire, a fronte però dell’aumento del tasso di inattività e della crescita del fenomeno dei working poor, persone con impiego e reddito stabili che però non riescono a sostenere quelle spese essenziali che permettono di condurre una vita dignitosa, viene da chiedersi cosa vuol dire “lavoro”.
Se lavorare ha sempre significato mettersi al servizio di altri in cambio di una retribuzione che permettesse di vivere decorosamente, fino a diventare, quantomeno nella nostra società occidentale e capitalista, un fondamento della nostra identità, cosa significa ora, in un periodo in cui persino chi ha un impiego stabile non solo non riesce a realizzarsi, ma addirittura a sopravvivere? Come comportarsi in una società che richiede di produrre fino allo sfinimento, senza però offrire nulla in cambio, se non preoccupazione economica, esacerbazione delle ineguaglianze sociali ed eco-ansia?
Forse occorre interrogarsi sulle sfide sociali, economiche, politiche e culturali che il lavoro racchiude, riacquistando una maggiore coscienza di sé, di classe e delle discriminazioni in corso.
Per il secondo anno torna a Concorto il focus Get to Work 2026: tra frustrazione, alienazione, corruzione, tecnologia e intelligenza artificiale, emergono anche storie di lotta e speranza. Il messaggio e il nostro invito sono racchiusi nell’immagine che abbiamo scelto per la copertina del focus, a capolino sullo sfondo: join the human side.
In visione:
Antigona, Ibër Deari & Mirsad Abazi, Macedonia del Nord, 2025, documentario, 20′
Buda, Raphaël Kaddour, Belgio, 2025, documentario, 24′
Daily Worker, Ting Su, USA, Cina, 2025, documentario, 10′
Empty Your Pockets, Tara Aghdashloo, Canada, UK, Iran, 2024, fiction, 20′
Their Eyes, Nicolas Gourault, Francia, 2025, documentario, 22′
We Were Here, Pranav Bhasin, India, 2025, fiction, 10′