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Locandina 2026, o delle costellazioni asinine

“Ogni costellazione è una storia che l’uomo ha deciso di ricordare.”
Italo Calvino

Come ci è arrivato un asino blu in mezzo alle stelle? L’ipotesi più probabile è che sia stato sparato da un cannone circense, ma il quadrupede doveva essere d’accordo perché l’espressione è serafica, o quasi imperscrutabile. Nella locandina 2026, dell’asino vediamo solo la testa, che dolce ma decisa si fa strada tra le costellazioni celesti, lasciandosi alle spalle un baluginio rosa e puntuto. Un asino “figlio delle stelle” con una supernova che sembra esplodere sulla fronte e un paio di occhi blu, o neri; l’universo, ne siamo certi, deve avere quel colore, interrotto da bagliori astrali. Un asino che ti guarda fisso e con la sua stessa autodeterminazione sfida l’impossibile: “non chiederti se gli asini possano volare, io esisto e quindi sono.”

Nelle parole dell’illustratorə:

““La scelta di un asino di colore blu prende ispirazione dall’opera della femminista lesbica Suniti Namjoshi e dalla sua raccolta “The Blue Donkey Fables”: sovvertendo i tropi classici delle favole, rappresenta le sfide poste dal confronto con gli stereotipi di razza, sessualità e genere all’interno di un sistema coloniale ed eterosessuale. La mia intenzione era quella di omaggiare le costellazioni di soggettività che tutt’oggi combattono insieme per prendersi il proprio spazio nel mondo.”
Faida Acquifera

BIOGRAFIA

Faida Acquifera è un illustratorə militante. Toscanə d’origine, si avvicina all’arte per far breccia nella propria introversione. Nelle sue opere cerca di rappresentare le lotte per la libertà e l’autodeterminazione che abitano il nostro mondo, con amore e con rabbia. Collabora con editoria indipendente e associazioni culturali, vive e segue con gioia il mondo dell’autoproduzione italiana.

https://www.instagram.com/faida.acquifera/

Poster di Concorto 20205: disegno di una testa di asino blu con sfondo rosso mattone. L'asino è contornato da una stella rosa e piccole stelle azzurre. L'illustrazione è a cura dell'artista Faida Acquifera e ha uno stile onirico e sognante.